Valore più che raddoppiato rispetto al 2025, 751 operazioni annunciate in controtendenza rispetto all’Europa, capitali esteri protagonisti: la lettura dei dati del semestre e le implicazioni per le imprese italiane
Di Avv. Dott. Comm. Dario Carta — Carta & Partners · Luglio 2026
Nel primo semestre del 2026 il valore delle operazioni di fusione e acquisizione che hanno interessato società italiane ha raggiunto 87 miliardi di euro, con un incremento del 116% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un dato che colloca l’Italia in controtendenza rispetto al resto d’Europa anche sul piano dei volumi: 751 operazioni annunciate, in crescita del 6%, a fronte di una flessione dell’8% registrata nell’insieme dell’Unione europea e del Regno Unito. Il contributo esamina i numeri del semestre — dalle grandi operazioni bancarie e nelle telecomunicazioni al risveglio del farmaceutico, dal peso crescente delle infrastrutture alla tenuta del private equity a regia internazionale — e ne propone una lettura in chiave strutturale, con le indicazioni operative che ne discendono per imprenditori e imprese che intendano affacciarsi al mercato, sul lato del venditore come su quello dell’acquirente.
Indice
Le rilevazioni di mercato relative al primo semestre 2026 restituiscono un’immagine del mercato italiano delle fusioni e acquisizioni difficilmente prevedibile solo un anno fa: 87 miliardi di euro di valore complessivo, più del doppio rispetto ai primi sei mesi del 2025. Ed è un risultato maturato in un contesto macroeconomico tutt’altro che favorevole: incertezze geopolitiche persistenti, costi energetici in aumento e una crescita del PIL che le stime del Fondo Monetario Internazionale collocano allo 0,5% per il 2026 e allo 0,6% per il 2027.
Proprio questa divaricazione tra economia reale a crescita contenuta e mercato dei capitali in forte espansione merita attenzione: segnala che il motore delle operazioni non è la congiuntura, ma un insieme di fattori strutturali — consolidamento settoriale, riposizionamento strategico, capitali internazionali in cerca di qualità — sui quali torneremo nella parte conclusiva di questo contributo.
Il dato italiano assume ancora più rilievo se confrontato con l’andamento continentale. Nel primo semestre 2026 in Italia sono state annunciate 751 operazioni, in aumento del 6% su base annua; nello stesso periodo, nell’insieme dell’Unione europea e del Regno Unito, il numero delle operazioni è diminuito dell’8%, pur a fronte di un valore complessivo di 669 miliardi di euro, in crescita del 67%.
La lettura combinata dei due dati è significativa: in Europa il mercato cresce in valore ma si concentra su un numero minore di grandi operazioni; in Italia crescono sia il valore sia i volumi. Il mercato italiano, cioè, non si sta limitando a esprimere qualche operazione di dimensione straordinaria: si sta muovendo lungo tutta la filiera dimensionale, dal large cap al mid-market, che del tessuto produttivo italiano è la componente più caratteristica.
Tre operazioni, da sole, raccontano le direttrici del semestre. La maggiore è l’offerta da 30,6 miliardi di euro di Intesa Sanpaolo su Banca Monte dei Paschi di Siena: un’operazione che, ove completata, darebbe vita a uno dei principali gruppi bancari europei, imprimendo un’accelerazione decisiva al consolidamento del settore creditizio italiano. Al secondo posto per valore si colloca l’offerta di Poste Italiane per la quota di controllo di TIM, pari a 21,4 miliardi di euro, che riflette l’indirizzo di rafforzare il presidio nazionale sulle infrastrutture digitali critiche. Segue il delisting di Recordati promosso da CVC e Groupe Bruxelles Lambert, valutato 12,6 miliardi di euro, espressione di un più ampio orientamento globale al take-private nel settore farmaceutico.
Sono tre operazioni accomunate da un tratto: nessuna è riconducibile a logiche puramente finanziarie od opportunistiche. Consolidamento bancario, controllo delle reti strategiche, valorizzazione di asset industriali fuori dai vincoli di Borsa: in ciascun caso la motivazione è strategica e di lungo periodo — ed è questa, come si dirà, la cifra complessiva del semestre.
La distribuzione settoriale del valore conferma il quadro. I servizi finanziari hanno rappresentato il 34% del valore complessivo delle operazioni del semestre, la quota più elevata tra tutti i comparti, sostenuta — oltre che dall’offerta su MPS — da operazioni come l’incremento della partecipazione di MPS in Mediobanca. Il comparto TMT (tecnologia, media e telecomunicazioni) ha pesato per il 16% del valore complessivo nel periodo 2025/26, trainato dall’operazione Poste-TIM. I settori industriale e chimico restano invece il motore del mercato in termini di numerosità, generando il 23% del volume complessivo delle transazioni: ancora una volta, il mid-market manifatturiero si conferma l’ossatura del sistema.
Merita un cenno a parte il farmaceutico, medicale e biotech: il valore delle operazioni è passato dai 477 milioni di euro del primo semestre 2025 ai 13,4 miliardi del primo semestre 2026. A trainare è stata l’operazione Recordati, ma il dato incorpora anche la proiezione internazionale dei gruppi farmaceutici italiani: si pensi alle acquisizioni statunitensi di Angelini Pharma su Catalyst, per 4,1 miliardi di dollari, e di Chiesi su KalVista, per 1,9 miliardi di dollari. Un doppio movimento — capitali esteri in entrata sugli asset italiani, campioni nazionali in espansione all’estero — che è il segno di un comparto giunto a piena maturità.
Il dato forse più indicativo in prospettiva riguarda le infrastrutture: 127 operazioni nel semestre, per un valore complessivo di circa 18 miliardi di euro, distribuito tra rinnovabili, energia, trasporti e infrastrutture digitali. In termini di volumi, si tratta di circa un’operazione su sei tra tutte quelle concluse in Italia nel periodo: un peso che sarebbe stato impensabile fino a pochi anni fa, quando il comparto era percepito come accessorio rispetto a finanza e industria.
Il punto di osservazione
Nelle infrastrutture digitali la domanda generata da cloud e intelligenza artificiale sta producendo un fabbisogno di investimento che il mercato è ancora lontano dal colmare: è ragionevole attendersi che data center, reti e capacità energetica dedicata restino tra i terreni più attivi del mercato M&A italiano nei prossimi semestri. E l’interesse internazionale si estende anche agli asset energetici tradizionali, quando costituiscono infrastrutture strategiche: ne è prova l’acquisizione di Italiana Petroli da parte del gruppo azero Socar, per 3 miliardi di euro.
Tra le operazioni rilevanti del comparto si segnala anche la cessione del gruppo aeroportuale SAVE, per 2,1 miliardi di euro. Il filo conduttore è evidente: gli investitori istituzionali di lungo periodo cercano attivi a domanda strutturale — trasporti, energia, dati — e l’Italia ne offre un portafoglio ampio e di qualità.
Anche il private equity ha mostrato tenuta: il valore complessivo delle operazioni ha raggiunto 20,9 miliardi di euro, in crescita del 73% rispetto al primo semestre 2025, sebbene il numero delle transazioni sia sceso del 15%, a 110 operazioni. Meno operazioni, dunque, ma di taglio medio sensibilmente superiore: gli operatori selezionano di più e concentrano le risorse sugli asset ritenuti migliori.
Il dato più eloquente riguarda però la provenienza dei capitali: gli investitori esteri hanno partecipato a nove delle dieci maggiori operazioni di private equity annunciate nel periodo — tra cui l’acquisizione da 3 miliardi di euro di CVC su IRCA e l’investimento di Ares Management, per 1,5 miliardi, nel capitale di Eni Plenitude. La fiducia dei grandi operatori internazionali negli asset italiani, in altri termini, non solo regge alle incertezze dei mercati globali: le grandi piattaforme estere sono ormai la regia prevalente delle operazioni di maggiore dimensione sul nostro mercato.
A nostro avviso, la chiave di lettura del semestre non sta nei singoli numeri, per quanto notevoli, ma nella loro convergenza. Il mercato italiano attrae perché combina tre elementi che raramente si trovano insieme: imprese di elevata qualità operativa, spesso leader nelle rispettive nicchie; marchi riconosciuti a livello globale, che incorporano un premio reputazionale difficilmente replicabile; prospettive di crescita di lungo periodo in settori a domanda strutturale, dall’infrastruttura al farmaceutico.
Vi è poi un elemento qualitativo che i numeri del semestre rendono evidente: le operazioni di maggiore dimensione rispondono a motivazioni strategiche solide — consolidamento, economie di scala, competitività di lungo periodo — e non a logiche opportunistiche di breve termine. È la differenza tra un mercato che offre occasioni episodiche e un mercato che diventa piattaforma di investimento: l’Italia, nei dati del semestre, appartiene ormai alla seconda categoria. Per il sistema produttivo nazionale è un’opportunità storica; per le singole imprese, è anche una responsabilità: un mercato liquido e selettivo premia chi si presenta preparato e penalizza, nei valori e nei tempi, chi non lo è.
Dal punto di osservazione professionale, un ciclo di mercato come quello in corso interpella direttamente imprenditori e gruppi familiari, anche di dimensione media: la liquidità disponibile e la presenza di operatori internazionali su tutta la filiera dimensionale rendono concreta — talvolta inattesa — la prospettiva di una cessione, di un’apertura del capitale o di un’acquisizione. Quattro, in sintesi, le direttrici di preparazione.
Prima: l’ordine degli assetti societari. Statuti, patti parasociali, governance e struttura del gruppo devono essere leggibili da un investitore terzo; le riorganizzazioni preparatorie — costituzione di holding, conferimenti, scissioni di attivi non strategici — vanno progettate con anticipo e con ragioni economiche documentate, anche per i profili di conformità che accompagnano le strutture di vertice, dagli adempimenti comunicativi delle holding alla configurazione di veicoli anche di natura fiduciaria, come il trust con funzione di holding dinamica. Seconda: la strutturazione fiscale dell’operazione. Il regime di participation exemption sulla cessione di partecipazioni — del quale ci siamo occupati anche con riguardo ai requisiti di commercialità nella giurisprudenza più recente — la neutralità dei conferimenti e la corretta gestione dei riflessi sulle imposte indirette incidono in misura rilevante sul valore netto effettivamente realizzato dal venditore. Terza: la due diligence preventiva. Sottoporre l’impresa a una verifica fiscale, contabile e legale prima di andare sul mercato consente di sanare o perimetrare le criticità quando ancora si è in tempo, evitando che emergano in trattativa a detrimento di prezzo e garanzie. Quarta: la disciplina negoziale. Meccanismi di aggiustamento del prezzo, dichiarazioni e garanzie, indennizzi e clausole di earn-out richiedono una regia unitaria dei profili contrattuali, societari e tributari: è lì che il valore negoziato si trasforma — o si disperde — nel valore effettivamente incassato.
In conclusione: gli 87 miliardi del primo semestre 2026 non sono un episodio, ma il segnale di un mercato che ha raggiunto profondità, selettività e respiro internazionale. Le imprese che sapranno presentarsi ordinate — negli assetti, nei numeri, nella struttura fiscale — troveranno condizioni di valorizzazione raramente così favorevoli; per tutte le altre, il tempo della preparazione è adesso.
Carta & Partners — La competenza che conta
Lo Studio assiste imprenditori, gruppi familiari e imprese nelle operazioni straordinarie e di M&A: riorganizzazioni preparatorie e strutturazione fiscale e societaria dell’operazione, due diligence, negoziazione contrattuale, garanzie e meccanismi di prezzo, rapporti con investitori istituzionali e private equity. Per una valutazione del caso concreto è possibile contattare lo Studio all’indirizzo segreteria@cartaepartners.it — Tel. 06 23485903.
Avv. Dott. Comm. Dario Carta
Nota: i dati riportati sono tratti dalle più recenti rilevazioni di mercato sull’andamento delle operazioni di M&A e private equity in Italia e in Europa, riferite al primo semestre 2026; le stime macroeconomiche citate sono del Fondo Monetario Internazionale.
Il presente contributo ha finalità informativa e non costituisce parere professionale.